sabato 20 settembre 2014

L'abbraccio di un sacerdote: MIO ZIO.

Caro zio,
quando arrivavi dagli U.S.A. e venivi a salutarmi mi abbracciavi. A me dicevi "Hei Marta" saluto e accento americano, mi tenevi tra le tue braccia ed in quell'abbraccio percepivo tutto il tuo mondo, vissuto oltre oceano che ti portavi dietro ogni volta che venivi a visitare la tua famiglia.

Una vita che avevi scelto volontariamente, nessuno ti aveva obbligato.
Appena diventato sacerdote avevano chiesto a te e ai tuoi compagni chi voleva partire in missione. Tu sei stato l'unico a dire "SI" vado io.

All'epoca il viaggio era in nave e c'erano parecchi giorni di navigazione prima di arrivare a destinazione: Ecuador questa è stata la tua prima missione.

Nella foto ricordo che abbiamo a casa ci sei tu a cavallo, mentre lo stesso sta in piedi con solo le due zampe posteriori; nella foresta era questo il mezzo di locomozione principale. Poi giravi anche con un fuori strada scalcinato e bianco che quando si rompeva lo sapevi aggiustare alla perfezione (qualità ereditata di famiglia)!!!

Dopo 20 anni i tuoi superiori hanno deciso di inviarti negli Stati Uniti, dove hai iniziato a girare in alcune parrocchie.



Ti scrivo queste due righe perché siamo settembre e 3 (tre) anni fa in questo mese eri tra noi, qui in Italia. Siamo stati insieme al santuario di Monte Berico accompagnato dalla tua cuoca che ti assisteva nell'ultimo viaggio (ma io, con la speranza sempre nel cuore, non lo sapevo).

Ti ho visto piangere per la prima volta seduto in carrozzella (perché faticavi a deambulare), durante la S. Messa, non concelebravi, ma l'assistevi e partecipavi come tutti noi.

Mi hai chiesto di pregare per te, sentivo che avevi paura della malattia, di morire, tutto era capitato come un fulmine a ciel sereno. Abituato a dipendere da nessuno e all'improvviso trovarsi a dipendere da tutti. 

Alla fine di settembre ti ho abbracciato prima che tu ripartissi, non avevi più la tua bella pancia, perché eri stato operato, eri magrissimo e non sapevo neanche che era il tuo ultimo abbraccio.

Ora tutte le preghiere, che forse non ho detto abbastanza per te, le sto riversando verso un altro sacerdote, che stimo e voglio molto bene e che il Signore, nella sua infinita misericordia, ha posto sulla mia strada.

Un abbraccio forte, zio Claudio.

Tua nipote Marta

Lettera precedente: Ciao, caro zio sacerdote.

sabato 6 settembre 2014

Rinnovato un abito!

Un'amica, Sara, a luglio mi da un abito chiedendomi di accorciarlo, se è possibile come quei vestiti nei negozi: corto davanti e lungo dietro, pure stringendolo sui fianchi perché troppo a campana. 
Se non riesco a farlo come lei mi chiede, nessun problema mi dice, puoi anche riciclare la stoffa e farci ciò che vuoi. 
Un modo per sfidare me stessa e mettermi in gioco con qualcosa che non ho mai fatto. Io rispondo "ci provo"!
L'abito è rimasto per giorni fermo, in attesa di un'idea e di avere il coraggio di prenderlo in mano.
Finalmente un giorno ho tolto tutta la balza (un lavoraccio), perché dovevo recuperare il bordo per poter poi cucire un pizzo alla base; stretto un (1) cm sui fianchi (senza avere le misure di Sara) e cambiato i bottoni.

Consegnato fine agosto. Non sapevo se le sarebbe piaciuto ma, questo è ciò che che sono riuscita a fare.

Le è piaciuto molto e mi ha anche retribuito il lavoro (il mio primo guadagno). Grazie. 
Lei poi è anche figlia di una sarta ma, non voleva darlo a sua madre.

In settimana mi è arrivato anche un suo messaggio: "...Il tuo vestito (che poi è il suo) mi sta bene, proprio carino...".


sabato 9 agosto 2014

Estate e cestino imbottito

E' un pezzo che non vi mostro qualcosa di cucito. La voglia è tanta di cucire ma, poi mi fermo a fare altri mille lavori che si fanno di solito d'estate ed il tempo vola e ... niente scuse.
Qualche tempo fa ho visto questi cestini a forma di croce (direte la croce dov'è?) quella si trova nella base del cartamodello, stanno in piedi da soli con un rinforzo nella stoffa. 
Io non uso imbottitura ma, ho a casa rimanenze di stoffe da tappezzeria e così per un piccolo dono portato a Torino per una cugina di mio papà 88enne, come ringraziamento della sua ospitalità ho confezionato questo bel cestino rosso fuori e l'interno di stoffa più chiara.
                         
Nel frattempo per la stanza degli ospiti che quando non ci sono (sempre) diventa camera tutto fare: stirare, cucire, leggere e/o guardare la TV (non certo io perché è rarissimo che la veda), ho confezionato un ulteriore cestino con altra stoffa.

Il risultato un bel svuota-tasche perché può essere usato anche per questo, bello ed elegante e che mi piace un sacco, dovrò mettermi a cucirne degli altri prima o poi ...